#cucina #Italia and #personal #politics (in Italian)

La_grande_abbuffata

I apologize with my foreign friends, but this post is going to be in Italian- albeit… focused more on a foreign audience able to read Italian than a local one; therefore, there will be details and comments that would probably be irrelevant for any informed Italian, but would help in “decoding” the article for the occasional reader of Italian newspapers.

Camminando questa mattina, mi son venuti in mente alcuni film che parlan di cucina, visto che a Torino inizia la “fiera del gusto”, mentre pensavo alla “legge di (in)stabilità”.

In fin dei conti, molti in Italia pensan alla “grande abbuffata” quando parlan di politica e politici, ma spesso terminiamo nello spassosissimo episodio de “I nuovi mostri”: si “tiran stracci”, ma poi si va d’amore e d’accordo per “salvar la faccia”.

Gli altri tre film? In parte, indicati per tre possibili finali della corrente evoluzione politica: dal “fare impressione” ma considerando le priorità (Babette, a dinner for 12), alla tragedia da ultima cena in cui i benefici li colgono gli altri (Vatel), all’uscire a testa alta, ma a portafoglio vuoto (Big Night- uncompromising quality in your cooking might be unmatched by market demand).

Non mi interessa discutere della legge di stabilità in sè (I commenti della Commissione Europea sono abbastanza chiari e diretti- gli articoli che ne parlano in Italia molto meno http://www.mef.gov.it/documenti-allegati/2014/Letter_Padoan_final.pdf), per il momento, ma del “processo di produzione”.

Ieri “La Repubblica” ha pubblicato un articolo che iniziava con “Fornero incoraggia Renzi”- peccato che la citazione era “Sul Jobs act porta avanti il piano del nostro governo”.

Io sono uno di quelli che ritiene che, a parte “incartarsi” da soli, sia l’ex-Ministro Fornero che l’ex-Ministro Gelmini, la prima sugli esodati, la seconda sul famoso “tunnel dal CERN al Gran Sasso” furono in buona parte destinatarie di “goliardia” dei propri dicasteri.

In Italia abbiamo l’abitudine di personalizzare la politica (ecco il “personal politics” del titolo), ma come per “personal computer”, chi “ci mette la faccia” è solo la parte visibile di una struttura molto più complessa, e che non necessariamente riconosce legittimità a chi la guida.

Anche perché, in generale, le burocrazie consolidate a fronte di strutture di governo deboli tendono a diventare un potere indipendente, potere certo della propria cristallina trasparenza ed indubitabile competenza, potere che mal digerisce la farraginosità di una democrazia basata sul protagonismo di leader per un giorno (o un mese, o un anno).

Le ultime novità politiche in Italia sono ovviamente Renzi e l’ingresso nella politica formale di Grillo e del suo M5S, che si sta “burocratizzando”: la mancanza di una linea politica di riferimento all’ingresso di fatto ha creato più linee, che non necessariamente seguono il pensiero del giorno del capo.

In ogni caso, entrambe le due novità, come pure altri che spaziano da “La Repubblica delle idee” (battezzata dagli ex de “Il Male” sulla linea di “non abbiamo le idee, dateci le vostre”) a famosi comici televisivi sanno spesso di “taglia-e-incolla” di idee altrui.

Mi ha sorpreso l’articolo su “La Repubblica”: se un ministro è “tecnico”, è ovvio che ci si debba aspettare che le proprie idee e/o iniziative durante una fase di “prestito alla politica” siano riutilizzate da chi ha il potere di convertirle in realtà.

Ma questa è (o dovrebbe essere) la differenza tra chi è partecipe della nostrana “personal politics” e chi non lo è.

E’ una pia illusione del “popol bue” italiano quella che il “leader personale” sia come per miracolo infuso di una scienza universale: come se non ci fossimo mai liberati dell’immagine di un certo Primo Ministro che tagliava il fieno, dirigeva quotidiani, ed interveniva per ogni dove.

“Popol bue”, come lo definì qualcuno all’inizio del XX secolo: cito non a caso, visto che la dichiarazione dell’ex-Ministro Fornero è stata resa durante un convegno alla Fondazione Gramsci.

Ammettiamo pure che vi siano centinaia di idee che sono condivise tramite libri, convegni, e magari anche Internet.

Ammettiamo pure che sia una caduta di stile non citare la fonte, e ritenersi l’origine di quanto in realtà è un puro “taglia e cuci” (traduzione italiana del cut-and-paste, che curiosamente acquisisce un doppio senso, nella patria del pettegolezzo fatto a cultura).

Ma visto che la “personal politics” è la prassi, personalmente preferirei avere 100 idee che vengono “riciclate” da chi, a parte proclami, annunci, ed il tempo speso a guardarsi allo specchio, si preoccupa di metter insieme e convertire in realtà quelle che ritiene esser le idee migliori, che aver 100 partiti dall’1% che ciascuno è campione di una sola idea gelosamente custodita.

Tra la “democrazia della personal politics” e quella dei “grilli parlanti”, non è forse più pragmatica la prima?

E la misura di un politico, sul lungo termine, non sono le azioni che realizza?

Lasciamo quindi al “popol bue” credere che il “Primo Ministro rivoluzionario onnipresente ed onnisciente” sia una realtà, e accontentiamoci di veder che si produca un cambiamento reale.

Quello che personalmente ho chiamato ciò che ormai è palesemente l’”ossimoro della legge di stabilità” è forse, di nuovo, il male minore: caotico come il litigio nella cucina de “i nuovi mostri”, ma spero che, a modo nostro, produca un “pranzo di babette” (scarto le altre due alternative, “Vatel” e “Big Night”- sono molto più “eroiche”, ma velleitarie).

Non vi piace? Neanche a me- ed è da ben prima di iniziare a scrivere online nel 2007 (anche tramite lo scherzo dell’United Hamster Front) che dissento dalla declinazione italica del concetto di “leadership”, che rimanda sempre al “discorso sull’impero” di un certo Primo Ministro.

Preferite un Primo Ministro serio e posato, e meno personalistico? Ci abbiam provato recentemente, ma il popolo italiano non gradisce- alla fine, chiunque vada lì, almeno per ora, deve piegarsi ai dettami della “personal politics”.

Quindi, meglio aver qualcuno che ha la capacità di sintesi e “fare il coach” per motivare la squadra, per ottenere risultati.

Se poi gli spettatori-votanti si vogliono illudere che sia l’allenatore a vincer la partita, anche in presenza di brocchi tremendi, beh, nella patria del calcio giocato e degli allenatori del lunedì mattina, che ci volete fare?

Basta che non sia poi l’allenatore a autoconvincersi di esser l’”uomo del destino”- abbiamo già troppi uomini e donne del destino che sgomitano per andare al Quirinale, almeno al Governo che si combini qualcosa…

Nel frattempo: abituiamoci ad una “cucina italia a vista” stile quella di Gassman e Tognazzi: chi è in grado di fornire “ingredienti”, che pubblichi online, contribuisca- come cuoco, Padoan è più vicino a Babette che a Tognazzi, e tra le due cucine, magari ne viene fuori qualcosa di lunga durata (personalmente, preferirei la “continuità” che soddisfa i clienti della cucina di Gassman e Tognazzi, ma con i piatti preparati nella cucina di Babette :D).

Non si stupisca quindi il Presidente della Commissione uscente, Barroso: nella situazione attuale in Italia, l’incertezza su cosa ci viene detto alimenta le fantasiose teorie di chi cerca spazio di legittimità politica, e quindi, come nella tracciabilità del denaro, in cui non mi stupirei se alla fine l’Italia diventasse il paese leader (almeno dal punto di vista normativo) nell’antiriciclaggio, la pubblicazione di una lettera indicata come “strictly confidential” è la norma http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-23/barroso-lettera-ue-noi-contro-pubblicazione-consultazioni-serve-fiducia-142608.shtml?uuid=AB1GD35B

Anni fa alcuni quotidiani invocarono un racconto di Thomas Mann from 1930, “Mario und der Zauberer”, quando Mario Monti divenne “Primo Ministro in pectore” (un “segreto di Pulcinella”, visto che tutti i pettegolezzi politici convergevano sul suo nome mesi prima).

Un elemento cardine della “personal politics” è purtroppo la necessità di un “mago” che tenga inchiodato alla sedia il pubblico, e quindi, nel nostro caso, Mario (ovvero Pier Carlo) ed il mago devono convivere nella stessa compagine governativa, se si vuol combinare qualcosa, uno bilanciando l’altro.

Quanto alla “legge di stabilità” ed alla lettera… in Italia è prassi far tutto all’ultimo minuto, casomai cambiassero le regole- ed in questo caso (o caos) ci riconosciamo (e facciamo riconoscere).

Comunque, la “riserva” di oltre 3 miliardi è un passo negoziale nella direzione concordata: dobbiamo solo convergere anche nella forma di comunicazione- ma bisognerebbe prima aver il tempo di far sì che il “popol bue” accetti la realtà, invece di pretendere scene tragiche all’ultimo minuto per giustificare qualunque scelta di buon senso.

Vi ricordate “l’anno 2000”, in cui ci si aspettava che in Italia tutto andasse in rovina, visto che non eran disponibili piani ufficiali? Se non ricordo male, anche le organizzazioni internazionali si preoccuparono pubblicamente.

Il primo progetto a cui presi parte in cui si affrontava il problema, ma senza fanfara, fu nel… 1987- altro che anticipo.

E, in effetti, non successe quasi niente.

Quanto al dettaglio della “legge di stabilità”… meglio commentare alla fine del percorso, dopo il 29 ottobre- chi dice “son solo scelte elettorali” ha la memoria molto, molto corta…

Per il momento, può esser utile leggere un paio di brevi articoli: http://www.repubblica.it/economia/2014/10/23/news/bankitalia_sta_con_renzi_sul_deficit_scelte_motivate-98818065/ e http://www.lastampa.it/2014/10/23/economia/standardpoors-la-crisi-non-ancora-finita-iVfcgcQiM6ipCtLgXKSNjL/pagina.html

Buon fine settimana!

Advertisements

Leave a Reply

Please log in using one of these methods to post your comment:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s